José Hierro. Anniversario della sua morte. poesie

Fotografia: José Hierro. ABC. (c) Clara Amat.

Al madrileno Jose Hierro È considerato uno dei grandi poeti contemporanei di lingua spagnola e oggi sono 19 anni che ci ha lasciato. Anche il prossimo anno sarà il centenario della sua nascita. Apparteneva alla cosiddetta "Generazione del mezzo secolo" e la sua opera contiene temi sociali e impegnati con l'uomo, il passare del tempo e la memoria. Taccuino di New York y Joy sono due delle sue pubblicazioni più importanti. Ha anche vinto alcuni dei premi più prestigiosi come il Premio Nazionale per la Letteratura, il Premio della Critica 1957, il Premio Principe delle Asturie o il Premio Cervantes. va questo selezione di poesie nella sua memoria.

José Hierro - Poesie

Vertice

Saldo, sotto il mio piede, vero e sicuro,
di pietra e musica ho te;
non come allora, quando ogni momento
ti sei svegliato dal mio sogno.

Ora posso toccare le tue dolci colline,
il fresco verde delle tue acque.
Ora siamo, di nuovo, faccia a faccia
come due vecchi compagni.

Nuova canzone con nuovi strumenti.
Tu canti, mi metti a dormire e mi culla.
Tu rendi eterno il mio passato.
E poi il tempo si spoglia nudo.

Canta per te, apri la prigione dove aspetti
tanta passione accumulata!
E vedere la nostra vecchia immagine perdersi
portato via dall'acqua.

Saldo, sotto il mio piede, vero e sicuro,
di pietra e musica ho te.
Signore, Signore, Signore: tutti uguali.
Ma cosa hai fatto del mio tempo?

gioia interiore

In me lo sento anche se si nasconde. Bagnato
le mie vie oscure interiori.
Chissà quante magiche voci
sul cuore oscuro che lascia.

A volte la sua luna rossa sorge in me
o adagiami su strani fiori.
Dicono che è morto, quello del suo verde
l'albero della mia vita è strappato via.

So che non è morto, perché io vivo. Prendo,
nel regno nascosto dove si nasconde,
l'orecchio della sua vera mano.

Diranno che sono morto e non muoio.
potrebbe essere così, dimmi, dove?
potrebbe regnare se io morissi?

Anima addormentata

Mi sdraio sull'erba tra i tronchi
che foglia per foglia mettono a nudo la loro bellezza.
lascio sognare l'anima:
Mi risveglierei in primavera.

Il mondo è nato di nuovo, di nuovo
sei nato, anima (eri morto).
Non so cosa sia successo in questo periodo:
hai dormito, sperando di essere eterno.

E per quanto l'alta musica canti per te
dalle nuvole, e quanto ti amano
spiega le creature perché evocano
quel tempo nero e freddo, anche se fingi

rendi la tua così tanta vita rovesciata
(era la vita, e dormivi), non arrivi più
per raggiungere la pienezza della sua gioia:
hai dormito quando tutto era sveglio.

La nostra terra, la nostra vita, il nostro tempo...
(Anima mia, chi ti ha detto di dormire!)

Il nemico

Ci guarda. Ci sta perseguitando. Entro
di te, dentro di me, ci guardi. Piangere
senza voce, cuore pieno. la sua fiamma
ha ferocemente nel nostro centro oscuro.

Vivi in ​​noi. Vuole farci del male. Io entro
dentro di te. Ululare, ruggire, ruggire.
fuggo, e la sua ombra nera si riversa,
notte totale che ci viene incontro.

E cresce senza fermarsi. ci porta via
come i fiocchi di vento d'ottobre. cespuglio
più dell'oblio. Bruciare con i carboni
inestinguibile. Lascia devastato
giorni di sogni. sfortunato
quelli che gli aprono il nostro cuore.

Come la rosa: mai...

Come la rosa: mai
un pensiero ti ha annebbiato.
La vita non fa per te
che nasce da dentro.
La bellezza che hai
è ieri a suo tempo.
che solo nel tuo aspetto
il tuo segreto è custodito.
Passato non ti do
il suo inquietante mistero.
I ricordi non ti annebbiano
il cristallo dei tuoi sogni.

Come può essere bello?
fiore che ha ricordi.

La mano è quella che ricorda...

La mano è quella che ricorda
Viaggia negli anni
sfocia nel presente
ricordando sempre.

Indica nervosamente
ciò che è vissuto dimenticato.
la mano della memoria,
salvandolo sempre.

Le immagini spettrali
si solidificheranno,
continueranno a dire chi erano,
perché sono tornati.

Perché sognavano carne,
pura roba nostalgica.
La mano li sta salvando
del suo limbo magico.

Luce della sera

Mi rattrista pensare che un giorno vorrò rivedere questo spazio,
tornare a questo istante.
Mi rende triste sognare di spezzarmi le ali
Contro muri che si alzano e gli impediscono di ritrovarmi.

Questi rami fioriti che pulsano e si spezzano allegramente
l'aspetto calmo dell'aria,
quelle onde che bagnano i miei piedi di croccante bellezza,
il ragazzo che tiene sulla fronte la luce della sera,
quel fazzoletto bianco forse caduto da qualche mano,
quando non si aspettavano più che un bacio d'amore li toccasse...

Mi rende triste guardare queste cose, desiderare queste cose, mantenere queste cose.
Mi rattrista sognare di cercarli ancora, cercarmi ancora,
popolando un altro pomeriggio così di rami che conservo nell'anima,
imparando in me stesso che un sogno non può essere sognato di nuovo.

Fonte: una voce bassa


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